I risarcimenti da errore medico pesano davvero in modo insostenibile sui bilanci della sanità pubblica italiana? E il Servizio Sanitario Nazionale recupera le spese sostenute per curare le vittime di chi ha causato il danno?
In questa videointervista l’Avv. Michele Allamprese e l’Avv. Caterina Bressan analizzano i dati reali — elaborati da hashtag#AVVIDASA su un campione di 20 tra le principali ASL e Aziende Ospedaliere pubbliche italiane — e smontano una narrativa distorta che si è insinuata persino negli atti giudiziari: quella dell’insostenibilità economica dei risarcimenti ai pazienti danneggiati.
I numeri parlano chiaro: la mediana dell’incidenza dei risarcimenti sul costo di esercizio è dello 0,39%, a fronte di fondi accantonati che superano in media il 2% degli stessi costi. Le aziende sanitarie accantonano oltre cinque volte quanto realmente pagano.
Al centro del confronto internazionale, il modello britannico della Compensation Recovery Unit (CRU): un sistema automatico e obbligatorio, attivo dal 1990, che consente all’NHS di recuperare ogni anno oltre 300 milioni di sterline di spese sanitarie sostenute per curare vittime di illeciti altrui. Un meccanismo che funziona in modo particolarmente incisivo quando il danno è stato causato da strutture sanitarie private: in questi casi, infatti, è il paziente a ricevere le cure dal sistema pubblico, mentre la clinica privata responsabile — e la sua compagnia assicurativa — godono oggi, in Italia, di una sostanziale impunità economica, non essendo tenute a rimborsare al SSN un solo euro delle risorse pubbliche impiegate per riparare il danno che hanno causato.
In Italia questo meccanismo non esiste. Una lacuna che non è tecnica né giuridica: è una scelta politica che ogni anno costa al SSN miliardi di euro che potrebbero essere recuperati e reinvestiti in cure, personale e servizi per tutti i cittadini.
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▶ Indagine AVVIDASA — Associazione Vittime Violenza Danni Sanitari
📄 Relazione completa disponibile su richiesta