

“È stata solo una complicanza.”
Quante volte questa frase ha chiuso la porta al risarcimento delle vittime di malasanità?
In questa puntata l’Avv. Michele Allamprese e l’Avv. Chiara Franco commentano la sentenza della Corte di Cassazione, Sez. III civile, 13 ottobre 2017, n. 24074, che ha stabilito un principio fondamentale: negli interventi di routine, la complicanza si presume colposa, e spetta al medico dimostrare che l’evento era imprevedibile e inevitabile.
Il caso: una colecistectomia laparoscopica eseguita a Palermo nel 1994, una lesione iatrogena della via biliare principale, anni di colangiti recidivanti e un nuovo intervento riparatorio. Nei primi due gradi di giudizio la domanda della paziente viene respinta perché la lesione era una “complicanza nota, riportata nell’1% dei casi”.
La Cassazione ribalta tutto: se il 99% degli interventi ben eseguiti va a buon fine, la rarità dell’evento non prova l’inevitabilità — semmai suggerisce l’errore. Nella puntata parliamo di: ▪️ perché la parola “complicanza” non ha valore assolutorio nel giudizio civile ▪️ i quattro accertamenti che il giudice deve compiere (imprevedibilità, inevitabilità, nesso causale con la tecnica prescelta, adeguatezza dei rimedi) ▪️ il “paralogismo dell’1%”: come la statistica si ritorce contro chi la invoca ▪️ la motivazione apparente e i limiti del recepimento acritico della CTU ▪️ il consenso informato: diritto all’autodeterminazione e oneri probatori (Corte Cost. 438/2008)